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Lettera Presidente

Appunti Presidente CISM per il Consiglio Nazionale

Roma, 28 Gennaio 2014

  1. 1. Introduzione del Presidente, P. Luigi Gaetani, ocd.
  • Papa Francesco e i Religiosi, un dialogo appena iniziato
  • Alcune riflessioni teologiche e di prassi lanciate da Papa Francesco

Sintetizzo quanto ho ultimamente espresso in un articolo dove ho trattato il rapporto Vescovi-Religiosi, così come delineato dal documento “Mutuae relationes”, non a partire da un versante retrospettivo ma in un clima di dialogo e di parresia evangelica, in quello spirito di conversione che lo stesso Paolo VI richiamò in un’udienza pubblica del 7 giugno 1969, quando disse: “Inteso nel suo senso genuino possiamo far nostro il programma di una continua riforma della Chiesa: Ecclesia semper reformanda”.

Mutuae relationes[1] è un documento che ha segnato i rapporti tra Vescovi e Religiosi, non solo raccogliendo le istanze teologico-pastorali del Vaticano II, ma cercando di tracciare una linea direttiva per una migliore ed efficiente applicazione dei principi indicati dall’assise conciliare[2]. Con questa premessa richiamo immediatamente due elementi fondamentali del rapporto Vescovi-Religiosi: la collocazione ecclesiale e il dialogo[3].

Lumen gentium 44 afferma che la vita religiosa appartiene fermamente e inseparabilmente (“inconcusse”) alla vita e alla santità della Chiesa, sebbene possano verificarsi situazioni in cui, ciò che rende la Chiesa veramente e pienamente tale, debba registrare l’assenza totale o significativamente parziale dei religiosi. Certamente, nessuna Chiesa particolare cessa di essere tale per questa assenza, ma l’esperienza ecclesiale dimostra che quelle Chiese in cui scompare o non compare questa forma di vita, vivono come in uno stato di spoliazione, perché prive di quei cristiani che, attraverso i loro carismi, arricchiscono le diocesi della multiforme bellezza e variegata forma della presenza dello Spirito. Quando si vive l’assenza della vita religiosa in una Chiesa particolare, non si registra solo una privazione di “materiale di aiuto[4], ma anche l’assenza di alcuni carismi, di qualcosa che tocca l’intima natura della Sposa del Verbo.

La presenza, poi, della vita religiosa nella Chiesa, a qualunque livello si realizzi, esige un rapporto dialogico e vivo tra Vescovi e Religiosi perché le relazioni non siano mute o bloccate a quanto “Mutuae relationes” ha detto quasi quaranta anni fa.

Oggi urge verificare la qualità e l’attualità di queste relazioni dentro l’orizzonte concreto delle Chiese locali, perché è proprio partendo da questo alveo ecclesiale che bisognerà andare oltre la prospettiva puramente frontale e duale, Vescovi-Consacrati, attestandosi su relazioni circolari e comunionali[5], in grado cioè di trattare i rapporti ad intra e ad extra della comunità ecclesiale in maniera sinergica, promuovendo un effettivo stile sussidiario tra le diverse componenti del popolo di Dio, abitando il territorio e cercando di rispondere, in maniera profetica, alle domande dell’uomo contemporaneo, alle esigenti più stringenti della profezia del Regno.

Dentro queste coordinate, metto a fuoco alcuni aspetti della relazione Vescovi – Religiosi, proprio a partire dal documento Mutuae relationes, ma tentando di andare oltre[6], cercando quell’orizzonte relazionale più ampio, il popolo di Dio e il territorio, osando fino a quella zona estrema –la frontiera esistenziale e geografica– verso cui ogni battezzato è inviato per vocazione e missione.

  1. 1. La Chiesa casa di tutti, ma “in uscita[7].

La duplice premessa fatta è fondamentale (per evitare scelte che conducano ad uno scantonamento, da parte dei religiosi, nella comprensione della Chiesa particolare e del ministero dei Vescovi o ad una incomprensione, da parte dei Vescovi e del clero secolare, nei riguardi della vita consacrata e delle sue potenzialità di evangelizzazione all’interno della Chiesa) perché solo una prospettiva ecclesiologica ampia può garantire quel passaggio fondamentale che porti oltre il logoramento dalla stagione dei sospetti e della irrilevanza della vita religiosa (ricordo che al Convegno della Chiesa italiana a Palermo (1996) le diocesi indicarono complessivamente solo 20 religiosi, o che su nove piani pastorali diocesani presi in esame nel 2002 ben quattro non menzionavano i religiosi/e).

In positivo possiamo affermare, nonostante alcune zone d’ombra, che il documento Mutuae relationes ha svolto un ruolo importante nell’avviare un dialogo ed una esperienza crescente di comunione nella Chiesa, ha contribuito al consolidamento della corresponsabilità istituzionale e carismatica tra i vescovi e i religiosi, ha mostrato la validità dei fondamenti dottrinali di questa relazione[8], ha sviluppato una crescente consapevolezza che ogni realtà ecclesiale si rende presente ed opera nelle Chiese particolari, ha sottolineato il ruolo dei Vescovi diocesani che “sono il principio visibile e il fondamento dell’unità nelle loro Chiese particolari” (LG, 23), ha promosso un più intenso rapporto tra i religiosi e le Conferenze Episcopali, sia a livello nazionale che regionale.

Ugualmente possiamo riconoscere, in linea con questa crescente consapevolezza, che la vita religiosa si è particolarmente spesa nell’inserzione organica nella pastorale diocesana, privilegiando i settori: educativi (scuole, oratori, centri culturali, biblioteche, catechesi), dell’animazione della spiritualità (case di spiritualità, esperienze di vita secondo lo spirito), della carità (mense dei poveri, centri di accoglienza, pastorale della strada), preoccupandosi, nello stesso tempo, di mantenere la sua fisionomia carismatica e la specifica missione.

Questa lettura, possiamo dire, rappresenta uno spaccato della situazione generale della vita religiosa nelle Diocesi italiane dal Vaticano II fino ai nostri giorni dove tutti i problemi, un elenco lo troviamo nei capp. V-VII di Mutuae relationes, ruotavano intorno ad alcune unità tematiche: la formazione, l’apostolato, il coordinamento delle opere pastorali (opere apostoliche) e la partecipazione agli organismi di comunione (consigli); mentre il nodo ecclesiologico era rappresentato dalle due dimensioni della vita religiosa: la sua specificità e quindi diversità e l’ecclesialità; mentre i problemi emergenti con i quali confrontarsi erano almeno tre: la riscoperta della Chiesa locale, il passaggio dalle attività dell’Istituto a quelle organiche della diocesi, la appartenenza dei religiosi-sacerdoti alla Diocesi in cui risiedevano (clero diocesano).

1.1. Un’altra stagione ecclesiale

Oggi viviamo un’altra stagione ecclesiale ed una differente situazione sociale, pertanto non possiamo credere che basti armonizzare le esigenze degli impegni pastorali con quelle della fisionomia carismatica, come si proponeva Mutuae relationes, per definire le relazioni armoniche tra Vescovi e Religiosi; oggi occorre altro, bisogna decentrarsi per imparare a vedere veramente se stessi e al realtà della Chiesa e del mondo, occorre un differente punto di osservazione per leggere le situazioni della Chiesa e degli uomini, le sfide nuove, effettuando una attenta lettura (discernimento) ed intraprendendo un effettivo coinvolgimento operativo, profetico ed empatico. Non comprendere questo significa restare prigionieri del passato, pertanto “Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno”[9].

Papa Francesco sta continuamente ricordando che è tempo di andare oltre una semplice ricomprensione teologica del significato e rapporto tra Chiesa locale e universale, oltre la spinosa dicotomia tra doni gerarchici e carismatici, oltre le pur evidenti irrilevanze ecclesiologiche a cui è stata sottoposta la vita consacrata da parte di alcuni teologi e pastoralisti, dove questo oltre significa avere a cuore la trasformazione missionaria della Chiesa[10].

Oggi le mutue relazioni vanno pensate a partire da un nuovo dinamismo ecclesiologico, da una visione e stile di Chiesa che conducono nella direzione del coinvolgimento, dell’unità e della corresponsabilità, in una azione fatta di slancio e fiducia, capace di spendersi per la evangelizzazione, perché il tempo presente è un’opportunità non un problema, sapendo mettere in campo una Chiesa “in uscita, cui è richiesto di “coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare”[11].

Oggi c’è bisogno di prendere l’iniziativa (“primerear”), occorre osare: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione”[12]. In questa prospettiva di Chiesa che ridimensiona le componenti istituzionali ed organizzative per essere più agile e spedita, capace cioè di assolvere al suo fine di annunciare la gioia di Cristo, l’opzione fondamentale si chiama missione.

Il Papa è chiaro: dinanzi ad una società ferita e stanca la Chiesa deve tornare sulla strada, in una condizione di mendicanza, deve essere in grado di abitare su quella frontiera esistenziale e geografica dove concretamente si incontra, si abbraccia, si accompagna l’umanità. In questa scelta tutta la Chiesa deve sentirsi coinvolta, chiamata dallo stesso Signore Risorto ad essere segno della carità, riducendo le distanze tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo, attraverso l’offerta a Gesù Cristo dello spazio della propria umanità, divenendo umanità aggiunta all’umanità di Gesù Cristo, affinché Egli stesso –in ogni membro della Chiesa- ami e sia amato, ami e sia amabile. Solo così sarà percepibile che cosa è e che cosa implichi lo stato di missione di ogni battezzato, di tutta la Chiesa: “non una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. E’ qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono un missionario su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere se stessi come marchiati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare”[13].

  1. 2. La Chiesa: una scuola di comunione.

Senza dubbio, va riconosciuto l’alto valore della ecclesiologia conciliare sviluppata da Mutuae relationes, che permise di ritenere i princìpi su cui fondare i rapporti tra i Vescovi e i Religiosi:

a)       la Chiesa scaturisce dal Mistero trinitario ed è generata dall’azione dello Spirito Santo (MR, nn. 1-4);

b)      la Chiesa è una comunione organica (MR, nn. 5-9);

c)       indole teologica della vita religiosa (MR, nn. 10-11), dove il testo afferma che la vita religiosa appartiene intrinsecamente alla struttura carismatica della Chiesa, è ecclesiale, ma non per una opzione gerarchica, bensì dal suo interno: “la vita religiosa è un modo particolare di partecipare alla natura sacramentale del popolo di Dio” (MR, 10), è Chiesa;

d)      l’unica missione del popolo di Dio (MR, cap. IV).

A partire da questa ecclesiologia, i documenti più recenti della Chiesa, da Vita consacrata a Novo millennio ineunte, da Pastores dabo vobis a Lumen fidei, fino ad arrivare all’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, sottolineano l’urgenza di fare della comunità credente una “casa di comunione, dove questo percorso non significa ignorare le diversità fra le diverse componenti del popolo di Dio in quanto, le diverse forme di vita “saranno tanto più utili alla Chiesa e alla sua missione, quanto maggiore sarà il rispetto della loro identità”[14], dove il valore della singola persona credente va relazionato all’intera compagine ecclesiale:“L’immagine del corpo non vuole ridurre il credente a semplice parte di un tutto anonimo, a mero elemento di un grande ingranaggio, ma sottolinea piuttosto l’unione vitale di Cristo con i credenti e di tutti i credenti tra loro (Rm 12,4-5). I cristiani sono (Gal 3,28), senza perdere la loro individualità, e nel servizio agli altri ognuno guadagna fino in fondo il proprio essere. Si capisce allora  perché fuori da questo corpo… la fede perde la sua misura, non trova più il suo equilibrio… La fede ha una forma necessariamente ecclesiale”[15].

Fare “casa di comunione” significa, allora, proporre questa spiritualità “come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità”[16].

La Chiesa particolare è il contesto teologico ed esistenziale dove edificare questa “casa di comunione” a partire dall’annuncio della parola, i sacramenti e la carità. E’ proprio questo impasto di grazia che rende possibile la testimonianza e la missione. In particolare, è l’Eucaristia che edifica la Chiesa e rende possibile la comunione degli uomini con Dio e tra di loro. Dall’Eucaristia, poi, scaturiscono, nella comunità credente, i doni (carismi) dello Spirito Santo, i quali sono affidati al discernimento del pastore e al suo governo. In questa forma ecclesiale, nella persona del vescovo unito al suo popolo, convergono i caratteri della comunione ecclesiale e si concretizza l’unità della Chiesa particolare che trova in lui l’espressione più significativa della comunione.

In questa visione ecclesiologica, Papa Francesco indica “nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma”[17], la misura alta e lo stile della comunione ecclesiale come esperienza di relazione, di testimonianza, di attrazione[18], in particolare raccomanda ai religiosi: “Mi attendo da voi questa testimonianza… Svegliate il mondo! Siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere!”[19].

Questa esortazione del Papa va accolta dentro un processo di valorizzazione dei carismi, andando oltre la logica delle opere e dei numeri, collocandosi nell’ottica dei segni e della corresponsabilità, ricordando che “Il carisma non è una bottiglia di acqua distillata. Bisogna viverlo con energia, rileggendolo anche culturalmente”[20]. Il richiamo è accompagnato da un metodo per affrontare questa fase di cambiamento storico: non  vivere da rassegnati, non abdicare alla vita religiosa, magari lasciandola languire, non restare indifferenti dinanzi alla chiusura di presenze e di opere, promuovere presenze parlanti nelle periferie.

Abbiamo qui il luogo teologico della responsabilità del Vescovo verso i carismi dei religiosi presenti nella sua Chiesa, dove l’azione del pastore non solo deve essere orientata a proteggerli, ma anche promuoverli secondo le loro specificità. A questo livello si innesta una corresponsabilità nel discernimento dei carismi, verso i nuovi ma anche verso quelli storici, tocca infatti all’operato dei Vescovi, in comunione con i Superiori Maggiori, promuovere un cambiamento che si configuri come profezia per le Chiese perché, ciò che i religiosi devono scegliere oggi potrebbe diventare la scelta delle Chiese di domani. Richiamo solo alcuni ambiti di comune interesse: la centralità del Vangelo sui servizi, la condizione minoritaria, la testimonianza della vita fraterna in comunità[21], la scelta di una vita sobria e solidale, la dimensione spirituale, ecumenica, collegiale. Profetiche, a questo proposito, risuonano ancora le parole di Mutuae relationes: “Ogni Istituto è nato per la Chiesa ed è tenuto ad arricchirla con le proprie caratteristiche e i propri doni” (MR, 14b).

Papa Francesco ha già avviato questo iter di discernimento incontrando l’Unione dei Superiori Generali (USG), le Superiore Maggiori (UISG) e la Conferenza Latino Americana dei Religiosi (CLAR); con queste realtà ecclesiali ha già preso l’iniziativa di leggere insieme l’identità e la missione della vita religiosa rispetto alla Chiesa e al mondo, ha già avviato una riflessione sulla vocazione dei religiosi non sacerdoti e ha richiesto una revisione del rapporto Vescovi – Vita consacrata (Mutuae relationes). Dentro questo percorso di comunione ecclesiale, ha già deciso che l’anno 2015 sarà dedicato alla riflessione sulla Vita consacrata.

L’invito all’intera Chiesa a porsi sulla strada della missione, ad individuare il paradigma della vita religiosa come domanda che interpella l’uomo contemporaneo ed apre a nuove prospettive di umanità, segnata da gratuità e solidarietà, porta il Papa a dire, con estremo realismo, che “Questo discernimento richiede tempo. Molti, ad esempio, pensano che i cambiamenti e le riforme si possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace. E questo è il tempo del discernimento”[22].

Conclusione

Questa riflessione su alcuni ambiti del documento Mutuae relationes, ci ha portati a considerare come in questi anni post-conciliari non solo si è parlato di comunione ma è cresciuta la comunione nella esperienza della Chiesa e nelle relazioni intraecclesiali. Tra Vescovi e Religiosi, in particolare, le relazioni sono divenute più cordiali, frequenti e costruttive; sono divenute più strutturate e corrette, sia sul profilo istituzionale come su quello carismatico.

Tuttavia, se da una parte bisognerà continuare a far conoscere meglio la vita consacrata presente nelle Chiese particolari attraverso: i corsi teologici, la formazione permanente dei presbiteri, la partecipazione alla vita ecclesiale e agli organismi di comunione, la valorizzazione della testimonianza dei religiosi, i rapporti fraterni e spirituali, l’opera del Vicario episcopale della VC, la regolamentazione delle convenzioni[23], le relazioni tra consacrati e laici, tra consacrati e nuove forme di vita evangelica, tra consacrati e movimenti ecclesiali; dall’altra parte bisognerà maturare una più partecipata esperienza di Chiesa comunione e, sicuramente, non c’è miglior mezzo per promuoverla se non il dialogo costante animato dalla carità[24].

Il dialogo fa cadere ogni sospetto e sfiducia, ogni durezza e opacità. Il dialogo è una terapia efficace per l’umanizzazione, per passare dall’anonimato ai volti, alla condivisione della vita, alla partecipazione attiva e responsabile di tutti in un progetto comune di nuova evangelizzazione. Questo dialogo deve essere intrapreso a tutti i livelli perché ogni Chiesa locale maturi, poi, una forma di comunione capace di generare un progetto che articoli la pastorale d’insieme.

P. Luigi Gaetani, OCD – Presidente CISM

2. Valutazione Assemblea 2013.

  1. Assemblea CISM 2014: tema, luogo.
  1. Commissione Mista – lunedì 27 gennaio 2014. La Segreteria CEI ha richiesto, per questo incontro:

a)     la situazione complessiva della VC in Italia: dati sintetici, questioni aperte;

b)    possibili proposte di lavoro per la Commissione mista.

  1. Preventivo per la pubblicazione delle Note dell’area giuridica CISM; valutare se è meglio farla con l’EDB o con la LEV e l’opportunità di inserire anche i contributi del Seminario sul Patrimonio stabile.
  1. Alcuni temi da trattare con la Conferenza Episcopale Italiana

6.1.      Lettera a S.E. Mons. Nosiglia –Presidente del Comitato preparatorio del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale Firenze 2015- per far presente che dei Religiosi/e non si fa cenno alcuno nel documento-invito del Comitato preparatorio del Convegno.

Sarebbe opportuno segnalare:

a)        la irrilevanza ecclesiale a cui sono destinati i Religiosi nel documento-invito, nonostante la loro testimonianza, presenza incidenza nelle Chiese particolari, nei centri culturali e teologici del nostro Paese, negli oratori, nella scuola, in tante periferie esistenziali e geografiche sub-umane;

b)       l’importanza di coinvolgimento delle Presidenze CISM nelle singole Regioni ecclesiastiche perché rispondano, come è stato richiesto ad ogni Diocesi, con l’elaborato che narri una esperienza positiva, indichi un nodo problematico e segnali vie attivate per il superamento delle difficoltà (cfr. Documento-invito, p. 17);

c)        una maggiore interazione dei Religiosi nei percorsi della Chiesa italiana rappresenterebbe un segnale inequivocabile di comunione e collaborazione, una esperienza evidente dei “carismi al servizio della comunione evangelizzatrice” (Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, 130).

Si vede l’opportunità, tenuto conto della rilevante posta in gioco, di inviare la stessa lettera, per conoscenza, al Presidente e al Segretario della C.E.I..

6.2.           Lettera al Consiglio della CEI perché si elimini, a partire dal prossimo anno (2015), la sovrapposizione tra “Giornata della Vita Consacrata” e “Giornata della vita”. L’impressione è che manchi una attenzione specifica a questa giornata dei consacrati/e, sebbene il Papa e moltissime Diocesi la celebrino con dignità e attenzione.

Quest’anno, nonostante i pronunciamenti importanti fatti da Papa Francesco, non è stato ancora presentato il Messaggio della 18ª Giornata della Vita Consacrata del 2 Febbraio 2014.

Questo ritardo non facilita l’organizzazione a livello diocesano, non mette in condizioni di fare una proposta di animazione e sensibilizzazione sulla VC nelle Chiese locali, non consente di andare sulla stampa, sia a livello nazionale come a livello locale.

  1. Convegno nazionale sui Segretariati Diocesani e Regionali della CISM (Convegno da promuovere entro l’anno 2014 in collaborazione con l’USMI e la CIIS).
  1. Relazione dell’incontro congiunto dei Consigli CISM ed USMI
  1. Il 25 gennaio u.s., l’area giuridica della CISM, ha organizzato il Seminario sul “Patrimonio stabile”. Prime valutazioni.

10. Varie ed eventuali:

10.1.               Incontro UCESM a marzo 2014.

10.2.               Nomina del nuovo Presidente e Consiglio della CISM/Toscana

10.3.               Lettera del vice-Presidente della CISM-Triveneto, P. Gianni Voltan

10.4.               Comitato preparatorio 5° Convegno Ecclesiale Nazionale (14-15/02/’14)

Roma, 28 Gennaio 2014                                       P. Luigi Gaetani, ocd

Presidente CISM

[1] Mutuae Relationes. Criteri direttivi sui rapporti tra Vescovi e Religiosi nella Chiesa, in Documenti sulla vita religiosa (1963-1990), Ed. Elle Di Ci, Torino 1992, pp. 125-164.

[2] G. LAFONT, , in Vita consacrata XVIII ((1982), pp. 172-185.

[3] J. BEYER, , in Vita consacrata XXI (1985), pp. 840-859.

[4] La Civiltà Cattolica, . Colloquio di Papa Francesco con i Superiori Generali, a cura di Antonio Spadaro, 2014 I, 3-17 (4 gennaio 2014), p. 15.

[5] CONGREGAZIONE DOTTINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione (28 Maggio 1992), in Enchiridion Vaticanum, vol. 13, pp. 1774-1807.

[6] AA.VV., XXV di Mutuae relationes, una rilettura a più voci, a cura di P. Vanzan e F. Volpi, Ed. Il Calamo, Roma 2004.

[7] PAPA FRANCESCO, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, Roma 2013, n. 20.

[8] E. VIGANO’, Linee teologiche del documento sui rapporti tra Vescovi e Religiosi, in Informationes SCRIS IV (1978/1).

[9] PAPA FRANCESCO, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, Roma 2013, n. 25.

[10] Ibd., Evangelii gaudium, nn. 1-49.

[11] Ibd., Evangelii gaudium, n. 24.

[12] Ibd., Evangelii gaudium, n. 27.

[13] PAPA FRANCESCO, o.c., Evangelii gaudium, n. 273.

[14] GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Vita consecrata, Roma 1996, n., 4.

[15] PAPA FRANCESCO, Enciclica Lumen fidei, Roma 2013, n. 22.

[16] GIOVANNI PAOLO II, Novo millennio ineunte, Roma 2001, n. 45.

[17] PAPA FRANCESCO, o.c., Lumen fidei, n. 37.

[18] BENEDETTO XVI, Omelia nella S. Messa di inaugurazione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi presso il Santuario di Aparecida (13 Maggio 2007).

[19] La Civiltà Cattolica, . Colloquio di Papa Francesco con i Superiori Generali, a cura di Antonio Spadaro, 2014 I, pp. 3-17 (4 gennaio 2014).

[20] Ibd., >Svegliate il mondo>, p. 8.

[21] CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETA’ DI VITA APOSTOLICA, La vita fraterna in comunità, Città del Vaticano, 1994.

[22] La Civiltà Cattolica, Intervista a Papa Francesco, a cura di Antonio Spadaro, in La Civiltà Cattolica, 2013 (n. 3918), p. 454.

[23] CISM, Schema tipo di convenzione per l’affidamento delle parrocchie ai religiosi. Presentazione e commento di A. Montan, Roma 1987, pp. 1-58.

[24] GIOVANNI PAOLO II, VC, 59.

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