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LA VITA RELIGIOSA IN ITALIA

Il dato più aggiornato sulla presenza della vita religiosa in Italia è del 1° gennaio 2012. A quella data  l’insieme delle persone appartenenti alle Province religiose italiane erano 21.233 (Tab.1). Di questi  18.444 (86,9%) sono residenti in Italia, mentre i rimanenti (2.789) operano all’estero in comunità  giuridicamente legate ad una Provincia italiana.

Tab. 1

Ripartizione dei appartenenti ad una provincia italiana. Valori assoluti.

In Italia All’estero Totale
Prof. sac./fr.* Studenti Candidati

**

Prof. sac./fr. Studenti Candidati
Italiani 14.969 718 872 1050 54 26 17.689
Stranieri 1156 609 120 776 510 373 3.544
Totale 16125 1327 992 1826 564 399 21.233

*   Sacerdoti, fratelli laici e diaconi di voti perpetui e temporanei.

** Novizi e postulanti.

Rispetto al 2007 il quadro appare caratterizzato da stazionarietà: permane il calo dei professi italiani (-5,8%), compensato da un incremento dei religiosi esteri (+28,6%)  nei paesi dove, a differenza di Europa e Nord America, la chiesa conosce una fase di espansione e di vitalità, anche, vocazionale.

La presenza in altri ambienti geografici fa si che all’interno delle province (Tab. 2) vi sia una ormai consistente minoranza di non-italiani (16,7%), dei quali il 46,8% risiede all’estero, mentre il 53,2% è in Italia, ove per il 38,7%  sta compiendo la propria formazione  teologica.

Tab. 2 Religiosi  italiani e stranieri appartenenti ad una Provincia religiosa italiana.

Prof. solenni

sac./fr.

Studenti Candidati Totale
Italiani 16.019 772 898 17.689
Stranieri 1.932 1119 493 3.544
Totale 17.951 1.891 1391 21.233

L’insieme dei religiosi (esclusi quindi i “candidati”) presenti  in Italia è rimasto negli ultimi anni sostanzialmente invariato nel totale, ma con una diversa composizione tra italiani e confratelli provenienti dall’estero. Mentre rispetto al 2007 gli italiani calano del -5,8%, gli stranieri hanno un incremento del +49,6%.

Analoga è la dinamica per le presenze all’estero. Calano gli italiani (-16,6%), se non altro per il fatto che al progressivo invecchiamento di coloro che già da anni operano nelle nuove fondazioni, non è possibile offrire il ricambio con persone più giovani, mentre crescono (+34,5%)  i nativi.

Nell’insieme si coglie l’emergere in Italia di una vita religiosa dalla fisionomia multi-etnica, analogamente a quanto avviene per l’insieme della società italiana (Tab. 3).

Tab. 3 Religiosi , professi perpetui/temporanei e studenti, residenti in Italia secondo nazionalità. Valori percentuali

Italiani Stranieri
2003 2007 2012 2003 2007 2012
Sac/fratelli/diac 95,5 95,4 92,8 4,5 4,6 7,2
Studenti fil/teol 74,3 68,5 54,1 25,7 31,5 45,9
Totale 93,4 92,4 89,9 6,4 7,6 10,1

Gli italiani, ovviamente ancora in netta maggioranza (89,9%), hanno al loro  fianco confratelli di altra provenienza culturale, si può ragionevolmente ipotizzare più giovani

e chiamati per supplire la carenza vocazionale. Gli stranieri nei conventi italiani passano dal 5,0% del 1999, al 7,6% nel 2007, ed ulteriormente salite per raggiungere il 10,1% nel 2012. . Attualmente nelle comunità italiane vi sono 1.885 confratelli di provenienza estera di questi 971 (il 51,5%) sono preti,  163 (8,6%) fratelli laici, 631  (33,5%) studenti, 120 (6,4%) tra novizi ed aspiranti. Alcuni di questi, in particolare coloro che sono in formazione, ritorneranno nei loro Paesi di origine, ma altri, sacerdoti e fratelli, resteranno tra di noi garantendo la continuità, almeno parziale, di presenze territoriali che altrimenti dovrebbero essere interrotte.   Nell’insieme (in Italia e all’Estero) i religiosi si ripartiscono tra 15.034 sacerdoti (- 1,6% rispetto al 2007), 2.774 «fratelli» (- 8,9%), 133 diaconi permanenti (+37,1%), 1.891 studenti di filosofia e teologia (+10,8%).

Una lettura più dettagliata, scorporando i dati per area geografica di residenza, mette in evidenza come in  Italia, rispetto al 2007, si abbia un calo sia fra i sacerdoti (-3,9%) che  tra i fratelli (-10,9),  così pure  gli studenti hanno visto un decremento del – 22,3%. Il punto che evidenzia in modo netto l’attuale fragilità della vita religiosa italiana è quello degli studenti di teologia/filosofia (Tab.4), essi costituiscono infatti le “nuove leve”, le risorse alle quali attingere nei prossimi anni.

Tab. 4 Studenti di filosofia/teologia aggregati ad una Provincia religiosa italiana secondo nazionalità e residenza. Valori assoluti.

Italiani Esteri Totale
In Italia 567 609 1.176
All’estero 54 510 564
Totale 621 1.119 1.740

Negli studentati teologici in Italia gli alunni italiani dal 2007 sono diminuiti del –38,6% (da 924 a 567) e gli stranieri cresciuti del +43,3% (da 425 a 609). Nell’insieme  in questi ultimi anni qui da noi si è perso il 13% dei frequentanti , mentre all’estero l’incremento è stato del +14%.

La presenza di persone desiderose di realizzare la vocazione alla vita religiosa è anzitutto esperienza di grazia e accoglienza di una più profonda e totale relazione con Dio, nello stesso tempo offre allo studioso informazioni utili per comprendere quale potrà esser in un futuro prossimo la fisionomia delle istituzioni dei vita consacrata.

Se confrontiamo il numero di coloro che si avvicinano alla vita religiosa (novizi e postulanti) con l’insieme di coloro che già fanno parte di un Istituto, avendo presente sia la realtà italiana che quella dei Paesi dove vi siano comunità aggregate alle nostre province, abbiamo  che sul piano vocazionale la dinamica più vivace è nelle comunità al di fuori dell’Italia. Mentre in Italia abbiamo 1 candidato (postulante o novizio) abbiamo 18,9 religiosi, all’estero il rapporto è di 1 a 6,2. E’ evidente che con questi valori le nuove vocazioni non potranno rimpiazzare coloro che a motivo dell’età si debbono ritirare dall’impegno apostolico.

I numeri delineano, per l’Italia, una vita religiosa che pur mantenendo un buon radicamento sociale ed ecclesiale mostra evidenti segni di cedimento, resi palesi dall’inadeguato ricambio generazionale, nell’invecchiamento generalizzato, nei segni di affaticamento per l’eccessivo peso delle opere nella vita delle comunità, con una conseguente sfiducia nei confronti del futuro.

Grafico 1 Distribuzione dei religiosi appartenenti ad una Provincia italiana secondo la classe di età.

Osservando  la distribuzione percentuale dei Religiosi italiani secondo classi di età abbiamo: fino a 29 anni il 5,5%; 30/39 l’10,2%; 40/49 l’11,6%; 50/59 il 10,8%; 60/69 il 26,3%; 70/79 il 21,0%, con più di 80 anni il 14,7%.

Tuttavia se da un lato, guardando agli ultimi decenni è giusto parlare di crisi vocazionale  in quanto il calo delle nuove entrate negli Istituti è evidente, nello stesso tempo il dato empirico attesta il permanere di un  interesse per la Vita Religiosa di molto superiore a quello che si riscontra in altre realtà europee.

Certo rimangono le difficoltà legate ad una sempre più evidente incomprensione della vocazione religiosa tra le nuove generazioni, ma come è stato già segnalato in  diversi studi, ciò rimanda ad un più generale affivolirsi del senso di appartenenza ecclesiale e ad un disinteresse delle comunità cristiane verso il futuro della loro continuità e presenza.

Non possiamo allora limitare la riflessione a come e quando chiudere comunità, o a gestire la riduzione della presenza nelle opere, perché nuovi volti, persone che ancora sentono il fascino della sequela evangelica si fanno avanti e non intendono essere semplicemente i curatori della fine. E’ allora importante che insieme si rifletta su quale testimonianza potrà dare una vita religiosa, numericamente meno robusta di quella che noi stessi frequentiamo, ma non per questo necessariamente meno vivace e propositiva.

L’attuale presenza territoriale è caratterizzata da una rete di opere che in modo eloquente rendono visibile l’apporto della vita religiosa all’evangelizzazione e animazione pastorale della realtà italiana.

E’ un’influenza non tanto legata a specifiche iniziative, quanto connessa al fatto che le comunità esistano. Quasi inevitabilmente esse divengono punto di riferimento sia in ambito formativo sia per le attività pastorali (animazione della preghiera e della liturgia, aiuto per le attività assistenziali, ecc.), indipendentemente da un coinvolgimento diretto nella vita parrocchiale. Sta qui il radicamento della vita religiosa nell’ambiente e la sua capacità, d’essere memoria evangelica anche per chi si colloca ormai ai margini della vita cristiana.

L’articolazione dei settori di presenza è quella che la storia della vita religiosa italiana è venuta a delineare nel corso degli ultimi cento/centocinquanta anni. Una qualificata presenza nella cultura, anzitutto la scuola con la gestione di 263 Istituti scolastici, aventi circa 85.000 studenti, 107 centri di formazione professionale che coinvolgono 20.500 giovani, 124 centri culturali, 99 librerie, 55 case editrici, 30 emittenti radio televisive e 337 riviste. A ciò si affianca una vivace testimonianza di solidarietà verso le situazioni di emarginazione e disagio sociale. Si hanno 99 strutture socio-educative, 112 centri di assistenza ai poveri (mense, alloggi di emergenza, ecc.), 35 realtà di accoglienza per immigrati. Ad esse si affiancano 46 strutture sanitarie, 24 centri di assistenza per tossicodipendenti ed ammalati di AIDS e 87 Istituti per disabili

Per molte comunità maschili accanto alle opere è la parrocchia a caratterizzare il rapporto con la chiesa locale. Nel 2012 delle 25.692 parrocchie italiane 1.247 erano affidate a religiosi attraverso una convenzione diretta con l’Istituto e 179 affidate a titolo personale a singoli religiosi.

Se teniamo come punto di riferimento le 2.414 comunità presenti in Italia nel 2012 ci accorgiamo che poco più della metà, ma con notevoli variazioni regionali, risulta in qualche misura, coinvolta nell’attività parrocchiale. Allora non è tanto la vita religiosa ad essere presente nella struttura parrocchiale, quanto viceversa. C’è una “parrocchialità”  della vita religiosa che gli Istituti, molto più delle diocesi, avvertono come problema.

Vi sono poi 665 santuari o chiese non parrocchiali che danno, specie in ambito locale, una peculiare fisionomia alla azione pastorale di una comunità religiosa. Così altrettanto qualificati sono in questo senso i 477 oratori o centri di pastorale giovanile, le 171 strutture pastorali ed i 89 centri di missioni al popolo.

In questi ultimi decenni c’è stato un impegno di tutti gli Istituti a dare una forte testimonianza di spiritualità, venendo incontro ad una istanza sempre più diffusa e sentita a livello sociale ed ecclesiale. Abbiamo attualmente 207 case di spiritualità, con un notevole impegno di persone e strutture materiali.

Sono dati che nella loro sinteticità delineano una vita religiosa che non si rinchiude su se stessa, perché “Le varie difficoltà, derivanti dalla contrazione del personale e delle iniziative, non devono in alcun modo far perdere la fiducia nella forza evangelica della vita consacrata, che sarà sempre attuale e operante nella Chiesa. Ciò che si deve assolutamente evitare è la vera sconfitta della vita consacrata, che non sta nel declino numerico, ma nel venir meno all’adesione spirituale al Signore e alla propria vocazione e missione.” (VC 63)

Documentazione sulla presenza della vita religiosa nella realtà italiana.

Case di spiritualità:                207

Chiese non parrocchiali:         665

Oratori o Centri giovanili:      477

Attività pastorali:                   171

Missioni al popolo:                   89

B – Istituti Scolastici:                         263

Materne:                     scuole:               67      alunni:               4.585

Elementari                  scuole:               91      alunni:             16.437

Secondarie 1° g.         scuole:             127      alunni:             21.412

Secondarie 2° g.         scuole:             122      alunni:             25.786

Istituti professionali:  scuole                  8      alunni:               1.135

Centri Form. Prof.      scuole:               99      alunni:             19.320

Collegi/convitti                      86

Scocio-educative                    99

Accoglienza Imm.                  35

Assistenza poveri                   112

Tossici o AIDS                      24

C – Stutture sanitarie              46

Case di Riposo                       75

Infermerie Rel. anziani           88

Strut. per disabili                    87

Strut. minori                             3

D – Centri culturali                 124

Librerie                                     99

Case Editrici                            55

Emittenti Radio e TV              30

Riviste                                    337

Altro: vedi file specifico

E – Caritas Diocesana             46

Pastorale giovanile Dioc.       70

Pastorale familiare Dioc.          9

Altro: vedi file specifico

Beni Culturali:                        68

Provincie con Nuove Vocazioni:       174      837

Animatori vocazio.:                        148      381

Seminari minori:             9

Comunità di acc.          90

Prenoviziato               114

NOVIZIATO                 90

Studentato Filos. 83

Studentato Teol.           98

Altre opere form.          11

Centri teologici:            34

[1] Il dato include anche novizi e postulati. Successivamente, salvo diversa indicazione, parlando di “religiosi” si intenderanno solo professi di voti definitivi/solenni e di  voti semplici, siano presbiteri, fratelli laici o diaconi.

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